Parco archeologico di Selinunte
Dividi la visita: prima la Collina Orientale con i templi E, F e G, poi l'Acropoli sul mare, chiusa dalle mura, con le strade a griglia.
48 luoghi da visitare in 16 comuni della provincia di Trapani: siti archeologici, luoghi naturali, castelli e musei.
La provincia di Trapani chiede più giorni di quanto sembri, perché mette insieme tre viaggi: le città greche e fenicie, il mare delle isole e delle riserve, i paesi del Belice ricostruiti dopo il terremoto del 1968. Per l'archeologia ci sono Segesta, con il tempio mai finito e il teatro sul Monte Barbaro, Selinunte con le sue colline di templi sul mare e Mozia, l'isola fenicia nello Stagnone di Marsala.
Trapani e Erice si tengono insieme: la città sul mare con la Torre di Ligny e il borgo sul monte con il Castello di Venere. Tra le due ci sono le saline con i mulini, dove sostano i fenicotteri. Dal porto partono i traghetti per le Egadi: Favignana in bici, Levanzo con la Grotta del Genovese, Marettimo a piedi. Sulla costa nord, la riserva dello Zingaro si percorre solo a piedi, tra Scopello e San Vito Lo Capo.
Per organizzarti: Trapani, Erice e le saline in 3 giorni e le escursioni in barca, anche alle Egadi.
Esplora i 16 comuni della provincia di Trapani e scopri cosa vedere in ognuno di essi.
Le attrazioni imperdibili della provincia di Trapani: natura, arte, storia e panorami unici.
Dividi la visita: prima la Collina Orientale con i templi E, F e G, poi l'Acropoli sul mare, chiusa dalle mura, con le strade a griglia.
Gira l'isola in bici, è quasi tutta piana: lungo le strade vedi le vecchie cave di tufo diventate orti e giardini riparati dal vento.
Dallo sbarco segui le mura fino a Porta Nord: con l'acqua bassa si intravede la strada sommersa che univa Mozia alla terraferma.
Entra da Porta Trapani e sali per le strade acciottolate tra chiese e palazzi nobiliari; poi assaggia una genovese calda ripiena di crema.
Cammina tra le viti ad alberello, basse dentro conche scavate per ripararle dal vento: una pratica agricola iscritta dall'UNESCO.
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Dividi la visita: prima la Collina Orientale con i templi E, F e G, poi l'Acropoli sul mare, chiusa dalle mura, con le strade a griglia.
Gira l'isola in bici, è quasi tutta piana: lungo le strade vedi le vecchie cave di tufo diventate orti e giardini riparati dal vento.
Dallo sbarco segui le mura fino a Porta Nord: con l'acqua bassa si intravede la strada sommersa che univa Mozia alla terraferma.
Entra da Porta Trapani e sali per le strade acciottolate tra chiese e palazzi nobiliari; poi assaggia una genovese calda ripiena di crema.
Cammina tra le viti ad alberello, basse dentro conche scavate per ripararle dal vento: una pratica agricola iscritta dall'UNESCO.
Il tempio sta in basso, fuori dalle mura; poi sali all'acropoli nord, dove trovi teatro, agorà e i resti del castello medievale.
La tonnara è privata e a ingressi limitati: dentro vedi barche e reti della mattanza, poi fai snorkeling attorno ai faraglioni.
A Capo Boeo cammini sulla Plateia Aelia, strada della Lilibeo romana, fino alla grande domus con i mosaici di stile africano.
Porta un binocolo: tra le vasche sostano fenicotteri e spatole, e l'avocetta è il simbolo della riserva. Parti dal Mulino Maria Stella.
È il tempio rialzato della Collina Orientale: conta 6 colonne in facciata e 15 sui lati. Le sue metope scolpite sono al museo Salinas di Palermo.
Nel cortile guarda bifore e trifore gotiche e sali lo scalone di marmo rosso del Monte Bonifato: oggi il castello ospita l'Enoteca regionale.
Lo vedi dall'autostrada Palermo–Mazara sul suo sperone di roccia; dentro si entra solo su appuntamento, e da lassù domini il golfo.
Vai fino alla punta di Trapani: dalla torre in tufo vedi alle spalle la città e il monte Erice, davanti Favignana e Levanzo.
Si entra solo a piedi, da Scopello o da San Vito: porta acqua e cibo, dentro non ci sono punti di ristoro, e scendi in una delle sette calette.
Cammina tra colonne appena sbozzate o già finite, lasciate dove le fermò la conquista punica: da qui venivano i capitelli del tempio G.
Sull'Acropoli è il grande tempio arcaico, con parte delle colonne rialzate. Metope e Gorgone in terracotta del frontone sono al museo Salinas.
Conta le colonne, 6 sui lati corti e 14 su quelli lunghi: il tempio non fu mai finito, mancano la cella e il tetto.
Dalla piazza della Repubblica alza gli occhi al Tocchetto, la loggia su arco che unisce il Palazzo Vescovile al transetto della Cattedrale.
Sali lo scalone seicentesco in marmi policromi e cerca i coralli trapanesi: c'è anche un Crocifisso ricavato da un unico pezzo.
Guarda la loggia in arenaria della facciata, poi entra nelle tre navate e cerca la Crocifissione attribuita al fiammingo Van Dyck.
Solo con visita guidata prenotata: nella sala interna vedi animali incisi nel Paleolitico e figure umane dipinte in nero nel Neolitico.
Prima di entrare cerca sulla parete destra le nove croci che la leggenda vuole portate dal tempio di Venere, poi guarda il campanile a bifore.
Percorri la passerella lungo le mura del castello costruito sul mare; nel museo cerca le ancore e le anfore romane dell'emporio di Segesta.
Cerca la torre cilindrica, il punto più alto di Salemi, e affacciati dalle terrazze sul Belice: qui Garibaldi issò il Tricolore nel 1860.
Attraversa il giardino del Balio e sali alla rocca: dove c'era il santuario della dea restano i saggi di scavo, intorno vedi le Egadi.
Nella sala della battaglia delle Egadi guarda i rostri recuperati dal mare: uno solo è punico e porta inciso il nome del dio Baal.
Sali sulla passerella sopra la nave punica e cerca sul fasciame le lettere fenicie incise e dipinte: guidavano chi la montava.
Nel museo sull'isola cerca il gruppo dei due leoni in lotta con un toro; il celebre Giovinetto di Mozia a volte è in prestito altrove.
Stendi il telo sulla sabbia fine: la spiaggia corre per chilometri tra dune coperte di vegetazione, a una decina di km dal Parco di Selinunte.
Acque bassissime, quattro isole e i mulini delle saline sullo sfondo: porta un binocolo, qui sostano aironi, fenicotteri e cavalieri d'Italia.
Si vede da fuori: dal porto antico guarda le torri angolari e le mura spesse in pietra lavica del castello, affacciato sul Canale di Sicilia.
Un'ora e mezza a piedi su sterrato per il forte a strapiombo sul mare. Dentro, con il personale, vedi la cisterna dove calavano i detenuti.
Scendi nei sotterranei: c'è una fossa nella roccia per il grano e un cunicolo che passa sotto le mura. Sopra, i reperti preistorici del Belice.
Nel punto più alto del centro guarda il campanile con la cuspide a pagoda accanto alla cupola; dentro, tre navate su colonne robuste.
Ai lati del portale barocco guarda le Anime del Purgatorio tra le fiamme; dentro c'è la Congrega, con stucchi di scuola serpottiana.
Nell'ex monastero di San Pietro cerca la sezione garibaldina: c'è la poltrona in damasco dove Garibaldi riposò dopo lo sbarco a Marsala.
Nella sezione archeologica cerca la testina femminile in marmo detta di Venere, poi fermati davanti all'Annunciazione di Antonello Gagini.
Comincia dalla sala Schifano, con le dieci tele del Ciclo della natura dipinte a Gibellina, poi segui le otto sezioni fino alle avanguardie recenti.
Nel baglio col grande mulino a vento trovi la vite di Archimede che aspirava l'acqua e le ceste del sale; poi cammina tra le vasche.
Gira intorno al Satiro: ruota su una gamba, testa reclinata e chioma al vento. Lo ripescò nel Canale di Sicilia il motopesca Capitan Ciccio.
Cerca il monumento Montaperto di Domenico Gagini, arrivato dalla Cattedrale, e il grifone che fa da nodo al grande ostensorio barocco.
Dentro guarda la cupola retta da quattro colonne, due di granito rosso e due di cipollino. Le tre porte servivano a separare uomini e donne.
Fai il sentiero costiero attorno al promontorio: passi accanto alle torri e alle distese di palma nana, tra le poche integre in Sicilia.
Cammina nelle fenditure del Cretto: ricalcano le vie della Gibellina distrutta nel 1968, e i blocchi bianchi alti circa 1,6 m ne chiudono le macerie.
Nel settore sud-est del lago l'acqua esce calda con bolle di gas. Resta sui percorsi segnalati: in alcune aree le emissioni sono nocive.
Siediti sulla cavea, in parte scavata nella roccia di Monte Barbaro, e guarda la valle; sappi che il teatro fu molto rifatto nell'Ottocento.
Entra nel mulino a sei pale con la cupola rossa: dentro vedi le macine di pietra e gli ingranaggi in legno che macinavano il sale.
Metti maschera e boccaglio sopra le praterie di posidonia; se esci in barca, informati prima sulle quattro zone di tutela dell'area marina.
Sulla mappa solo i luoghi del nostro catalogo.
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