Un ramo può appartenere a un albero, diventare un motivo dipinto su una parete oppure prendere forma nel legno di un soffitto. Fra Villino Florio e Villa Malfitano, a Palermo, la natura passa dal giardino alla decorazione e suggerisce un modo diverso di guardare la città: attraverso le case, le collezioni e il gusto di chi le volle abitare.
Le due dimore permettono di conoscere una Palermo legata alla cultura imprenditoriale di fine Ottocento e dei primi del Novecento. Dedica loro una mezza giornata, se riesci a combinare gli ingressi, oppure scegli una visita da approfondire. Il filo che le unisce è il rapporto fra architettura e vita domestica, con stili e storie da distinguere.
Due dimore: Villino Florio di Ernesto Basile e Villa Malfitano Whitaker, con il suo parco. Da fissare per primo: l’ingresso a Malfitano. Tempo: tre-quattro ore per abbinarle; una sola visita se gli appuntamenti non coincidono.
A Palermo il lavoro degli architetti Basile si intreccia con quello di pittori, decoratori e produttori di arredi: la progettazione coinvolge tanto l’edificio quanto gli oggetti e i dettagli degli interni. Il percorso sul Liberty del Comune di Palermo offre un primo orientamento a questa stagione artistica.
Per avvicinarla puoi partire da una domanda semplice: come cambia una casa quando anche una ringhiera, una porta o un soffitto diventano parte del progetto? Le due visite aiutano a riconoscere risposte differenti. Al Villino Florio l’attenzione si concentra sulla composizione dell’edificio e sul recupero delle sue decorazioni; a Malfitano si allarga agli ambienti di rappresentanza, agli oggetti raccolti e al parco.
Il percorso si sviluppa nella zona di viale Regina Margherita e via Dante. È una scelta da inserire nel soggiorno con un tempo proprio, per dedicarsi a un aspetto preciso della città.
Il Villino Florio all’Olivuzza fu realizzato da Ernesto Basile tra il 1899 e il 1902. La sua composizione accosta volumi di altezze diverse, torrette, tetti inclinati e una scalinata esterna a doppia rampa. La scheda del Ministero della Cultura sul Villino Florio descrive questa distribuzione asimmetrica e le funzioni dei piani.
Prima di entrare, guarda come cambia il profilo dell’edificio spostando il punto di osservazione negli spazi consentiti. Una torre può apparire dominante da un lato e lasciare spazio alla scala dall’altro. L’insieme acquista significato attraverso queste relazioni, oltre che nei singoli elementi decorativi.
La destinazione originaria degli ambienti aiuta a immaginare l’organizzazione della casa: il gioco al livello del parco, il ricevimento al piano di rappresentanza, gli spazi privati più in alto. Segui le parti effettivamente comprese nella visita, confrontando la forma di una stanza con l’uso per cui era stata pensata.
Nel 1962 un incendio danneggiò gravemente gli interni del Villino Florio. Il restauro successivo comprende una vicenda che merita di essere conosciuta prima dell’ingresso: la ricostruzione del ramage floreale, l’intreccio decorativo in legno che ornava il soffitto dello scalone.
Il CNR racconta come le fotografie storiche abbiano permesso di elaborare un modello tridimensionale, utilizzato per realizzare nel 2016 elementi in rovere poi assemblati e rifiniti. È un caso in cui documentazione, tecnologia e lavoro sul materiale hanno collaborato al recupero di una forma perduta. Il procedimento è descritto nella ricerca del CNR sul soffitto del Villino Florio.
Durante la visita, se quell’ambiente è accessibile, questa storia offre una domanda concreta da approfondire: quali parti si sono conservate e quali sono state ricostruite? Riconoscere il lavoro del restauro aggiunge una dimensione alla lettura dell’edificio. Anche le immagini d’archivio diventano strumenti per capire ciò che stai osservando.
Villa Malfitano Whitaker fu progettata da Ignazio Greco per Joseph Whitaker e Tina Scalia alla fine dell’Ottocento. La composizione della dimora richiama modelli neoclassici e neorinascimentali: affiancarla al villino di Basile permette di confrontare linguaggi differenti della stessa stagione urbana.
Gli interni conservano arredi e collezioni che la Fondazione presenta nella storia di Villa Malfitano, fra cui coralli trapanesi, porcellane e arazzi fiamminghi con episodi del viaggio di Enea. Puoi scegliere una di queste raccolte come punto di partenza, cercando il rapporto fra oggetti e ambiente in cui sono esposti.
Un arazzo, per esempio, si legge sia come racconto figurato sia come elemento di una stanza: contano il soggetto, le dimensioni e la posizione. Osservare pochi oggetti con questa attenzione aiuta a comprendere il gusto domestico e la rappresentazione sociale della famiglia, senza trasformare la visita in un inventario.
La sala d’Estate di Villa Malfitano, decorata da Ettore De Maria Bergler, riprende l’immagine di un giardino. È uno degli ambienti descritti dal portale regionale Visit Sicily nel racconto del Liberty in Sicilia.
Qui puoi soffermarti sul passaggio fra spazio reale e pittura: dove il decoro sembra continuare la stanza, come occupa le pareti, quale ruolo hanno le forme vegetali. Tornando all’esterno, il confronto prosegue con un giardino fatto di piante, percorsi e distanze da attraversare.
Il parco di Malfitano fu progettato da Emilio Kunzmann come giardino informale all’inglese e riunisce piante di provenienze diverse, secondo la presentazione botanica del Comune. Il suo interesse sta anche in questo carattere di raccolta: le scelte botaniche affiancano quelle delle collezioni custodite nella casa.
Se la visita comprende il parco, lasciagli una parte riconoscibile della visita. Scegli una pianta da osservare più da vicino, aiutandoti con le indicazioni disponibili, e guarda come chiome e percorsi incorniciano la villa. Con i bambini, cercare un motivo vegetale dipinto e poi una forma presente nel giardino può diventare un piccolo esercizio da condividere.
Villa Malfitano è l’appuntamento da fissare per primo: chiedi alla Fondazione Whitaker turno, numero minimo di partecipanti e ambienti inclusi. Se viaggi in coppia, chiedi anche se puoi unirti a un gruppo. Poi organizza il Villino Florio nello stesso intervallo della giornata. Fra le due dimore prevedi tempo per il cammino e per raggiungere l’accoglienza.
Per le due visite, il trasferimento e le pause conta circa tre-quattro ore: è una stima, da adattare al tuo passo. Un evento speciale può richiedere più tempo e suggerire di scegliere una sola dimora.
Se gli ingressi non si combinano, dedica più attenzione a una sola dimora: ciascuna conserva un interesse autonomo fra architettura, collezioni e giardino.
La proposta può interessare chi ama architettura, arti decorative, giardini e storia delle collezioni. Al Villino Florio il motivo della visita può essere il progetto di Basile e la ricostruzione degli interni; a Malfitano, il rapporto fra casa, raccolte e paesaggio botanico.
Se stai organizzando il primo soggiorno, la guida a Palermo in un giorno aiuta a orientarti fra i principali luoghi del centro. Riserva a queste dimore un altro momento del viaggio: guardare come una foglia diventa pittura o legno intagliato richiede un’attenzione diversa da quella di una passeggiata fra molti monumenti.
Il rapporto fra residenza e giardino ha a Palermo anche una stagione precedente: il Parco della Favorita e la Palazzina Cinese possono trovare posto in un’altra giornata. Per una gita fuori città, Cefalù si raggiunge anche in treno.
In apertura: volumi, torretta e scala esterna del Villino Florio, 30 gennaio 2017. Foto: GiuseppeT, CC BY-SA 4.0.
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