Catacombe dei Cappuccini
Corridoi sotterranei con migliaia di corpi mummificati e vestiti, deposti qui per più di tre secoli: una visita forte, non per tutti.
Entra nella chiesa di Santa Caterina e, prima di guardare l’altare, alza gli occhi lungo le pareti. In alto corrono i letterini, piccoli palchi da cui le monache di clausura seguivano le funzioni. Per settecento anni il monastero di Santa Caterina è stato un mondo chiuso nel centro di Palermo, tra piazza Bellini e piazza Pretoria; dal 2017 lo puoi attraversare tutto, dalla chiesa fino ai tetti.
Il monastero nasce all’inizio del Trecento, per volontà testamentaria di una nobildonna palermitana, Benvenuta Mastrangelo. Lo abitano monache domenicane, figlie di famiglie nobili, e nel Seicento il complesso occupa un intero isolato.
Le ultime religiose lo lasciano nel 2014. Il complesso appartiene allo Stato, attraverso il Fondo Edifici di Culto, ed è affidato all’Arcidiocesi di Palermo, che lo ha aperto al pubblico come museo d’arte sacra.
La chiesa fu costruita tra il 1566 e il 1596. Da fuori è sobria: una facciata tardo-rinascimentale, la statua di santa Caterina sopra il portale, la scalinata a doppia rampa che scende su piazza Bellini. Dentro cambia tutto. Le pareti dell’unica navata sono rivestite di marmi policromi, e alla base delle lesene i marmi mischi compongono vere scene, come la storia di Giona e il sacrificio di Isacco.
Poi guarda in alto. La volta con la Gloria di santa Caterina è di Filippo Randazzo, del 1744; la cupola con il Trionfo dei santi domenicani è di Vito d’Anna, del 1751. Sull’altare maggiore, in pietre dure, c’è un tabernacolo di ametista.
Con il biglietto del monastero entri negli spazi dove vivevano le monache, intorno al chiostro rivestito di maioliche. Poi si sale ai tetti. Fino al 1866 le terrazze erano logge coperte, chiuse da grate. Oggi sono aperte, e da lassù le cupole di Palermo ti girano intorno.
Per secoli i dolci sono stati una delle entrate del monastero. Le monache li vendevano alla ruota del parlatorio, e le ricette restavano segrete: le anziane le insegnavano alle più giovani. Oggi la dolceria «I segreti del chiostro», accanto al chiostro, prepara i dolci seguendo le ricette dei monasteri di clausura di Palermo: biscotti ripieni, dolci di mandorla e pistacchio, nucatoli, ricci, fastucata. Per entrare in dolceria non serve il biglietto.
L’orario cambia con la stagione, quindi controllalo sul sito del monastero prima di andare: l’ultimo ingresso è 45 minuti prima della chiusura. La biglietteria è al primo piano, con ingresso da via Discesa dei Giudici 33. Ci sono tre biglietti: la sola chiesa, chiesa e monastero, il percorso completo con le terrazze. I prezzi sono sul sito.
Il nostro consiglio è il biglietto completo, con le terrazze per ultime: conta circa un’ora e mezza. Le terrazze sono all’aperto: d’estate evita le ore centrali.
Cosa abbinare: dall’altra parte di piazza Bellini ci sono la Martorana e San Cataldo, due delle chiese del sito UNESCO di Palermo arabo-normanna. Sull’altro lato del monastero si apre piazza Pretoria, con la sua fontana: le statue nude, racconta il Comune, fecero gridare allo scandalo le suore del convento vicino. Pochi passi e sei ai Quattro Canti, dove la sera del 14 luglio passa il carro del Festino di Santa Rosalia. Per il resto della giornata segui l’itinerario Palermo in un giorno; per dormire in centro trovi qualche indirizzo tra i nostri boutique hotel.
In apertura: il chiostro del monastero. Foto di Derbrauni, licenza CC BY 4.0, via Wikimedia Commons.
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