Catacombe dei Cappuccini
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Entra nella Sala della Fontana e alza gli occhi sull’arco d’ingresso. Su un fondo dorato volano figure disposte in cerchio intorno a una figura centrale: alcune intere, altre piccolissime o tagliate dal bordo. Sono i diavoli della Zisa. Prova a contarli, e capirai da dove viene la leggenda.
Nel 1875 Giuseppe Pitrè pubblicò, nelle sue Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani, il racconto «Li Diavuli di la Zisa», raccolto a Borgetto. Il palazzo, dice il racconto, fu fatto «a tempi di li pagani», e i diavoli dipinti sull’arco tengono incantato un tesoro di monete d’oro. Il giorno dell’Annunziata, il 25 marzo, chi li guarda li vede muovere la coda e storcere la bocca, e non riesce mai a contarli. Quando qualcuno troverà il modo di rompere l’incantesimo, «finiscinu tutti li puvirtà di Palermu»: finiranno tutte le povertà di Palermo.
Pitrè annotò anche la spiegazione più terrena. Il 25 marzo i palermitani andavano all’Olivuzza a vedere i diavoli, e mangiavano e bevevano «quasi sempre fino all’ebbrezza»; poi si mettevano a contare le figure. Alcune sono «molto piccole, e non intiere», e c’era chi le metteva nel conto e chi no: per qualcuno erano tredici, per altri quindici.
Da qui il modo di dire «E chi su’ li diavuli di la Zisa!». Secondo Pitrè si usa per le cose che, contate più volte e da più persone, non tornano mai uguali.
La Zisa fu cominciata da Guglielmo I e completata dal suo successore, Guglielmo II, nella seconda metà del XII secolo, come residenza estiva della corte. Il nome viene dall’arabo al-‘aziz, un aggettivo di lode, e un’iscrizione araba in stucco celebra in versi la bellezza del palazzo. La facciata è rivolta a nord-est, per prendere la brezza che arriva dal mare. Dal 2015 la Zisa fa parte del sito UNESCO di Palermo arabo-normanna.
Nella Sala della Fontana l’acqua sgorgava da una fontana sulla parete di fondo e scorreva in una canaletta nel pavimento, che forma due vasche. Guarda la fascia di mosaico con i motivi naturalistici e le volte a muqarnas, con le loro piccole nicchie che sembrano stalattiti.
Il palazzo ospita il Museo d’arte islamica, aperto nel 1991: grate di legno intagliato, le musharabia, oggetti in ottone, oro e argento, e un’iscrizione del 1149 scritta in quattro lingue, ebraico, latino, greco e arabo. Fuori c’è il giardino restaurato, con una grande vasca e i getti d’acqua.
Orari, biglietti e prenotazioni della Zisa sono su CoopCulture, dove si compra anche il biglietto online.
Per la sala, il museo e il giardino conta circa un’ora. Se sei a Palermo il 25 marzo, è il giorno giusto per provare a contare i diavoli.
La Zisa fa parte dello stesso sito UNESCO del Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, della Cattedrale, della Martorana e di San Cataldo, che trovi nel nostro itinerario Palermo in un giorno. Per gli altri luoghi della città guarda cosa vedere a Palermo; se ti piacciono le storie popolari, leggi anche il Festino di Santa Rosalia.
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