La Sicilia era per i Greci “il nuovo Mondo”, una terra molto più fertile della Grecia, dove poter espandere e mettere a frutto il “modo di vivere” greco attraverso le arti della lirica, dell’epica, del teatro e della filosofia.

Questi antichi popoli attribuirono alla Sicilia una certa sacralità misteriosa, per la presenza di ciclopi, esseri giganteschi e feroci.

Tra il 597 e il 596 a.c. gli antichi greci dorici e corinzi fondarono Camarina (o Kamarina), in greco Καμαρίνα, il cui nome secondo Strabone significa “abitata dopo molta fatica”, colonia di Siracusa.

Kamarina, orgogliosa e indomita colonia greca, preferì essere distrutta più volte piuttosto che piegarsi al dominio della madrepatria Siracusa.

Fu definitivamente saccheggiata dai Romani nel 258 a.C. che ne fecero un porto per i traffici con l’Africa e l’Egitto. Infine venne distrutta dagli Arabi nell’827 d.c.
Dell’antica città, posta tra i due fiumi, l’Ippari e l’Onasis, si conservano parti delle mura arcaiche e la grande torre.
Nel punto più alto della collina, i resti del Tempio dedicato ad Athena (Athenaion -risalente al V secolo a.C), in cui sono state ritrovate delle lamelle di ferro su cui venivano incisi i nomi degli abitanti che votavano nell’agorà.
Infatti Kamarina conobbe, anche se pur per un breve periodo, la democrazia, cioè quella invenzione greca che permetteva a tutti gli uomini (escluso le donne e gli schiavi) di votare per partecipare alla vita della polis.
Situata all’estremità sud-occidentale della collina, fra il tempio di Atena Poliade ed il porto, si estendel’agorà, i cui scavi non sono stati del tutto portati a termine. Risalgono all’età repubblicana i resti della “Casa dell’altare”, così detta per la struttura sacra posta al centro del cortile, attorno al quale sono disposti vari ambienti.
Dagli scavi e dalle ricerche sono stati riportati alla luce anche lenecropoli camarinesi, fra le quali non si può non menzionare quella di “Passo marinaro”, le cui tombe sono databili tra la metà del secolo V ed il 258 a.C.
Il mare di Camarina si è rivelato ricco di tesori nascosti in numerosi relitti: un bell’elmo corinzio in bronzo (VI-V sec. a.C.), un elmo attico-etrusco (IV sec. a.C.), un elegante portaprofumi in bronzo e smalto (II sec. d.C.), un “gruzzolo” di più di 1000 monete in bronzo (275 d.C.).
Il museo archeologico presenta una vasta collezione di reperti archeologici e anfore la maggior parte delle quali utilizzate per seppellirvi bambini morti appena nati o in tenera età.

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