C’è stato un momento in cui era sempre in tv, ad un certo orario facevi zapping e potevi trovare puntuale un tavolo verde ad attenderti, un mazzo di carte francesi e un manipolo di eccentrici uomini (e donne) di diversa età concentrati sul gioco: chi col cappuccio tirato su e gli occhiali da sole, chi con cappello a falda larga e l’iconica cravatta di cuoio. Insomma, avevamo imparato a conoscere bene la fisionomia del professionisti del poker grazie alla trasmissione dei grandi tornei americani, bene almeno quanto avevano appreso lo stesso poker texano, una variante più dinamica del classico 5 carte che da sempre si gioca in Italia, che oltre a una ventata d’aria fresca portò anche un immaginario nuovo.

Era il 2 settembre 2008 e veniva concessa la licenza per i primi tornei di poker online nello stivale italico, l’inizio di un’epoca che a suon di sit’n’go avrebbe scritto un pezzo di storia (dei giochi) del nostro paese. Era una novità senza esserlo, ormai molti conoscevano il texano, lo giocavano in qualche bisca (si fa per dire) domestica o nei tavoli senza licenza (quelli sì illegali), ma quando arrivò la possibilità di giocarlo online aprendo un semplice conto di gioco e potendo sfidare altri appassionati a suo di all-in allora la passione trattenuta ebbe modo di esplodere.

Quell’insieme di turn, river, flop, fold e all-in era davvero così attraente? Andrebbe fatto un censimento in merito, quello che certo è che il Texas Hold’em ha sempre avuto una carica mediatica superiore agli altri giochi di carte e da casinò in generale, con il Texas Hold’em in tv si sognava di poter cambiare vita emulando le gesta di chi era seduto a quel tavolo, e non come si sogna di avere classe e ricchezza di un calciatore famoso, ma uno di quei sogni concreti che hanno spessore e sostanza, di quelli che spingono al pc per dimostrare la propria abilità nel primo torneo satellite che capitava a tiro.

Questo sogno era così concreto e palpabile poiché aveva un nome umano, quello di Christopher Bryan Moneymaker, il primo vincitore delle World Series of Poker (il campionato mondiale del poker) proveniente dal poker online. Era l’anno 2003, il poker online era arrivato in America nel ‘97 grazie all’intuizione di un canadese, Chris lavorava come contabile e nel tempo libero si dilettava con il poker, aveva 28 anni. Si iscrisse ad un torneo satellite con un buy-in da 40 dollari che riuscì a vincere conquistando anche l’accesso ai tavoli delle World Series di quell’incredibile 2003, quello che sarebbe stato il primo torneo giocato dal vivo della sua vita. Chris compie il destino scritto nel suo cognome (la traduzione di Moneymaker è “fabbrica soldi”), arriva al tavolo finale mostrando un ottimo stile di gioco, nello scontro finale porta a casa un bluff magistrale e acquista abbastanza vantaggio da riuscire a chiudere i giochi in suo favore. Moneymaker è campione del mondo, vince 2,5 milioni di dollari e lancia una vera e propria poker-mania (non a casa diventa sponsor di una delle più importanti società del settore).

Con il tempo sarà sempre più chiaro ai frequentatori occasionali del tavolo verde che il poker è più uno sport che un gioco (lo dice anche la Corte di Cassazione), e come ogni sport necessita di un allenamento continuo, un numero di ore di gioco ogni giorno dedicato ad esercitare diverse possibili fasi di una partita, insomma uno sport per tutti dove solo chi si dedica eccelle. Dai numeri di cui possiamo parlare oggi sappiamo che molti ci si dedicarono, il 2 settembre 2008 il poker online esordì anche sui server italiani e quindi i rilevamenti del primo anno sono incompleti, ma già nel 2010 la raccolta totale ammontava a 3,14 miliardi di euro, e quello fu l’anno record che ancora non è stato battuto.

Nel 2011 è stato introdotto il cash game, una modalità di gioco in cui non si accede al tavolo tramite buy-in ma cambiando i soldi in fiches, una novità che sortì subito gli effetti sperati visto che la raccolta arriverà a 4,5 milioni di euro. Da quel momento di acme l’interesse è andato via via scemando tanto che allo scorso settembre, mese in cui è ricorso il decimo compleanno del poker online italiano, i rilevamenti hanno visto il poker perdere ben 800 mila euro rispetto allo stesso mese ma dell’anno precedente, per il cash game è andata addirittura peggio visto che il passivo ha toccato il milione. Come mai questa curva che continua a spingere verso il basso, è stato disperso tutto quell’entusiasmo in soli dieci anni?

La risposta può essere articolata in tre punti. Innanzitutto la forza dirompente della novità puoi dirsi scemata, l’effetto mania iniziale ha lasciato il posto ad una nuova moda come spesso avviene sull’online anche per altre tipologie di prodotto. Il gioco d’azzardo in Italia ha continuato ad aumentare i ricavi, la raccolta totale nel 2017 ha superato per la prima volta i 100 miliardi di euro e, seppur il settore trainante sono sempre le slot analogiche, l’online continua a crescere il suo mercato nonostante il calo del poker. A crescere infatti sono soprattutto i giochi casinò e le slot digitale, che pullulano sui siti dei big del mercato e sono il vero pane degli sviluppatori dei giochi che stanno investendo quasi esclusivamente sull’implementazione di questi ultimi e sul perfezionamento delle versioni mobile.

Altro punto a sfavore è il non aver saputo portare delle novità interessanti, su tutte la liquidità condivisa che sta facendo bene a quei paesi che l’hanno intrapresa. In pratica Francia, Spagna e Portogallo hanno accettato che le poker room possano ospitare i giocatori proveniente dai tre paesi nello stesso tavolo in un regime, appunto, di liquidità condivisa. Uno stimolo nuovo di cui avrebbe potuto usufruire anche l’Italia visto che ha fatto parte di tutto l’iter organizzativo di questa iniziativa ma mancando, non è ben chiaro per quale motivo, il passaggio finale.

Non dimentichiamo, infine, che l’attuale governo italiano è il primo a essersi espresso in forte contrasto al gioco d’azzardo in generale e ad aver vietato la pubblicità per le aziende che vi operano. Quindi ecco spazzato via il marketing, uno degli strumenti più potenti per le società del gambling. È lecito ipotizzare che per i settori in crisi (es. ippica, bingo) sarà difficile recuperare in un frangente così contrario alle proprie fortune e, tocca dirlo, anche per il poker online che è arrivato claudicante a questi suoi 10 anni sarà molto ardua un’eventuale risalita.

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